“Di quella pira” nello stile di caruso

Di Quella Pira dall'opera "Il Trovatore" di Giuseppe Verdi

Alessandro Lora - dirige il M° Maurizio Barbacini |Moranska Philarmonic Orchestra

Hommage à Caruso

 

Alcune similitudini tra Lora e Caruso

    • Come Caruso anche Lora ha iniziato da autodidatta e il primo brano che lo ha appassionato è stato proprio “Ridi Pagliaccio” che ha decretato il successo del grande tenore napoletano.
    • Come Caruso anche Lora interpreta “Di quella Pira” con il taglio del coro ed impostando il finale dell’aria con un potente e squillante Do di petto.<
    • Come il grande Caruso anche Lora afferra di slancio acuti squillanti e potenti che mandano in estasi il pubblico.
    • Lora si è ispirato a Enrico Caruso sull’eleganza della sartorialità napoletana tanto cara al grande storico tenore.
    • Alessandro Lora, dopo un lavoro prettamente tecnico volto al perfezionamento vocale, la sua arte è finalmente apparsa nel suo totale splendore. Il suo poter cantare ogni cosa dell’ardimento tenorile senza alcun problema tecnico, lo colloca molto vicino alla vocalita’ di Enrico Caruso

La vita del grande tenore

Enrico Caruso nacque a Napoli il 25 febbraio del 1873. A dieci anni andò a lavorare col padre in fonderia, ma sotto l’insistenza della madre si iscrisse a una scuola serale, dove scoprì di essere portato per il disegno. Nel frattempo cresceva in lui il talento e la sua voce. Le prime arie d’opera e le prime nozioni di canto gli vennero insegnate dai maestri Schirardi e De Lutio. La sua fortuna iniziò quando il baritono Eduardo Missiano lo presentò al maestro Guglielmo Vergine, il quale accettò di dargli lezioni per migliorare la voce . Esordì il 16 novembre 1894 con una parte in “L’amico Francesco” di Mario Morelli. Iniziò poi ad esibirsi nei teatri di Caserta, Napoli e Salerno, e fece la sua prima esibizione all’estero, al Cairo. Poi nel 1897, a Salerno, Caruso conobbe il direttore d’orchestra Vincenzo Lombardi che gli propose di accompagnarlo nella stagione estiva a Livorno. Da qui una incredibile carriera che lo vide esibirsi nei principali Teatri dell’Opera di tutto il mondo. L’11 aprile del 1902 a Milano, Caruso incise dieci dischi con arie d ‘ opera per conto della casa discografica inglese Gramophone & Typewriter Company. Il cantante napoletano fu il primo a cimentarsi con grande successo nella nuova tecnologia. Fu il primo artista nella storia a vendere più di un milione di dischi con l’aria Vesti la giubba dall’opera Pagliacci per l’etichetta Victor. Divenne l’idolo dei melomani dell’epoca. Nel 1909 Caruso incise una serie di ventidue canzoni napoletane che comprendeva anche Core ‘ngrato, ispirata alle sue vicende sentimentali Caruso arrivò a sviluppare una personale tecnica vocale utilizzando il naturale colore scuro della voce come un elemento di virile seduzione. In un panorama vocale che stava faticosamente abbandonando certe leziosità ottocentesche e a cui mancavano ancora le voci adatte a rendere le vioolente passioni portate sulla scena dalla giovane scuola, Caruso fu la personalità giusta al momento giusto: seppe dare un’interpretazione straordinaria di Canio e di altri ruoli veristi, come Chénier, ma anche di quelli di Aida, Rigoletto, o Faust, opere cantate con un gusto del tutto nuovo e ben testimoniate da dischi tecnicamente primordiali, ma eccezionali sotto il profilo puramente vocale. Entrò quindi anche nelle grazie di Puccini che scrisse per lui La fanciulla del West.
Caruso rimase un interprete inarrivabile per impeto e passionalità, in grado di afferrare di slancio acuti tonanti che mandavano in visibilio il pubblico.